C’erano sei località in cui si è parlato per secoli l’Istrioto, l’antica lingua preromanza nata dalla permanenza nell’Istria bassa di una legione romana. Oggi i parlanti sono un migliaio di persone tra Rovigno, Valle e Sissano, quello scritto, soprattutto come lingua della poesia, vale a dire dell’anima e del canto, è un po’ più diffuso. Quando muore una lingua, scompare un patrimonio dell’umanità. Questa consapevolezza ha mosso gli studiosi ad avviare dei progetti per la documentazione, l’analisi e la rivitalizzazione di una parlata unica nel suo genere con le varianti locali. Il Circolo di Cultura istro-veneta Istria, fondato a Trieste negli anni settanta con un ruolo apartitico ma trasversale di dialogo con le terre di origine, ha voluto raccogliere in un Quaderno intitolato “Veronica vivrà per sempre” i progetti in fieri ma anche le testimonianze, le riflessioni ed i nuovi slanci per mantenere in vita una parte fondante della cultura dell’Istria.

Ma chi era Veronica? Una nonna istriana, che le rappresenta tutte. Donne forti, di terra rossa, con negli occhi il mare e sulle labbra una parlata dolce, onomatopeica, dalle radici profonde. Era nata a Sissano ma potrebbe essere di Gallesano, Dignano, Fasana, Valle o Rovigno: sei località sorelle che hanno mantenuto stretta nei secoli la parlata locale, l’istrioto di cui narra il quaderno del Circolo Istria. Perché “Veronica vivrà per sempre”? Perché questa frase riassume l’attività corrente, le proposte di lavoro ed indica, nello stesso tempo, una speranza per il futuro.

Per salvare la memoria dell’istrioto, il CRS di Rovigno ha pubblicato i Dizionari dei vari dialetti nella Collana degli Atti:

N. 2 - G. A. Dalla Zonca - VOCABOLARIO DIGNANESE - ITALIANO. 1978;

N. 8 - D. Cernecca - DIZIONARIO DEL DIALETTO DI VALLE D’ISTRIA. 1986; N. 10 - A. e G. Pellizzer - VOCABOLARIO DEL DIALETTO DI ROVIGNO D'ISTRIA. 1992;

N. 20 - M. Balbi - M. Moscarda Budić - VOCABOLARIO DEL DIALETTO DI GALLESANO D’ISTRIA. 2003;

N. 41 - S. Cergna - VOCABOLARIO DEL DIALETTO DI VALLE D’ISTRIA. 2015.

Quello di Sissano è in lavorazione e dovrebbe diventare parte del progetto “Veronica vivrà per sempre” in collaborazione con altri soggetti.

Il Circolo Istria intende rendere noti gli sforzi di quanti hanno a cuore il destino di una parlata antica che si lega ad un sentire locale fatto di parole, di mestieri, di gastronomia, di canti e di tanto e tanto altro che i secoli hanno mantenuto intatti ma che oggi si sgretolano sotto il peso di nuove condizioni sociali e politiche. Le notizie antiche relative all’istrioto sono molto scarse: le prime testimonianze scritte di questa lingua risalgono al 1835, quando il canonico istriano Pietro Stancovich (1771-1852) pubblicò alcune traduzioni della parabola del Figliol prodigo nei dialetti istrioti, e raccolse alcuni sonetti (più vecchi di qualche anno) rimasti inediti fino a poco tempo fa. Più o meno in quegli stessi anni il podestà di Dignano, il nobile Giovanni Andrea dalla Zonca (1792-1853) redasse un vocabolario manoscritto della parlata del suo paese, rimasto inedito per molti decenni, oltre a comporre qualche poesia occasionale e brevi brani in prosa dal sapore popolaresco. L’interesse verso questa lingua crebbe verso la fine del XIX secolo, che venne battezzata “istrioto” dal grande linguista goriziano Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907).

Il primo studioso dell’istrioto fu il rovignese Antonio Ive (1851-1937), seguito anche da Carlo Battisti (1882-1937) e da Matteo Giulio Bartoli (1873-1946). Successivamente, se ne occuparono anche studiosi jugoslavi, come Mirko Deanović (1890-1984), Miho Debeljuh (1927-1999), Pavao Tekavčić (1931-2007) e Žarko Muljačić (1922-2009).

Dopo la seconda guerra mondiale, in seguito all’esodo di gran parte degli abitanti dell’Istria, un popolo è diventato minoranza. Per decenni questo corpo considerato estraneo dai nuovi venuti ha dovuto scegliere una nuova identità, per certi versi granitica, a discapito di ricche diversità e sfumature del cui valore solo oggi si ha piena consapevolezza. Cosa si può salvare della parlata di Sissano e delle altre? Forse il primo passo è proprio la consapevolezza del valore di questa cultura ancestrale e quindi è giusto che i progetti per la sua cura e salvaguardia vengano fatti conoscere, se ne parli, si continui a cercare le fonti e le preziose testimonianze dirette dando voce a Nadia e a tante donne incredibili come lei, depositarie di una cultura preziosa.